Il Networking è una maratona, non uno sprint

Il Networking è una maratona, non uno sprint

Sabina Vaccari 7 Gennaio 2026 passaparola
7 min

Viviamo in un mondo ossessionato dai risultati immediati: like, follower, contatti LinkedIn aggiunti in pochi secondi. È facile confondere il rumore con le relazioni e pensare che fare networking significhi “essere dappertutto” e parlare con chiunque.

Nel suo libro “Networking is a Marathon, Not a Sprint: How to Outlast, Outconnect, and Outperform the Competition”, Ivan Misner – fondatore di BNI – ribalta questa logica: il networking non è una corsa veloce per accumulare contatti, ma una maratona fatta di costanza, tempo ed energia investiti nella costruzione di relazioni autentiche.

Se ti alleni, puoi correre una maratona

Ivan Misner è riconosciuto come il “padre del networking moderno” ed è il fondatore di BNI, la più grande organizzazione al mondo di referral marketing. Nel presentare il libro, riassume il messaggio in modo semplice: il networking non è uno sprint, ma “the long game that wins” – un impegno di lungo periodo che ti permette di costruire relazioni basate sulla fiducia e ottenere risultati superiori nel tempo.

Non ci sono trucchi veloci per “fare più contatti”, ma consigli e metodo per:

  • individuare i partner giusti,
  • costruire fiducia e credibilità,
  • restare “top of mind” nel tuo network (come un brand che tutti ricordano),
  • trasformare le presentazioni generiche in presentazioni concrete.

È un manuale per chi vuole fare sul serio con il networking e sa di dover investire tempo, non solo presenza.

A goal without a plan and a date is simply a dream.

Networking come maratona

Misner riprende anche nei suoi articoli un concetto chiave: il networking è più simile all’agricoltura che alla caccia. Non si tratta di uscire “a caccia” di clienti, ma di coltivare relazioni, curarle, dare valore e raccogliere i frutti nel medio-lungo periodo.

Nel libro, l’idea di maratona è legata a tre concetti:

  • pazienza: i risultati non arrivano dopo il primo evento o la prima visita a un capitolo BNI;
  • perseveranza: le relazioni crescono se le nutri nel tempo, non se le tocchi una volta e poi sparisci;
  • allenamento: come un maratoneta, devi avere una routine sostenibile di incontri, one-to-one, follow-up e contenuti utili.

Misner sottolinea anche un rischio concreto: il burnout da networking. Partecipare a troppi eventi, essere ovunque, senza mai approfondire le singole opportunità e relazioni, porta stanchezza e poca efficacia. Non serve correre più veloce, serve correre meglio e misurare i risultati nel tempo.

Goal is simply a destination. The action plan is a journey.

Dai biglietti da visita alle relazioni autentiche

Uno dei punti di forza del libro è la critica all’idea del networker (ancora diffusa) come “collezionista di biglietti da visita”.

Puoi avere centinaia di contatti, ma se nessuno di loro si fida di te a sufficienza da presentarti a qualcuno, il tuo networking rimane “alla supertficie”. Misner fa spesso l’esempio di chi frequenta cinque o più eventi a settimana, è visibile dappertutto, ma non genera referenze reali. Il problema non è il “troppo poco networking”: è il networking senza relazione.

Nel linguaggio BNI, questo passaggio è descritto dal processo VCP:

  • Visibility – sei visibile, le persone sanno chi sei e cosa fai;
  • Credibility – nel tempo dimostri competenza, affidabilità e coerenza;
  • Profitability – solo quando c’è credibilità nascono referenze stabili e reciproche.

Il libro insiste proprio su questo: la profittabilità (i risultati) arriva dopo la credibilità, non prima. E la credibilità si costruisce mettendo le persone al centro, non la tua offerta.

La persone, all’inizio, ti vedono ma non ti conoscono. Hanno un’impressione di te, più o meno veritiera, ma non ti conoscono ancora

Il cuore del libro: essere un “motivated giver”

Il filo rosso che attraversa il libro è la filosofia Givers Gain®: “chi dà, ottiene”. Misner e i co-autori mostrano come il networking di lungo periodo funzioni davvero solo quando adotti la mentalità di chi è disposto a contribuire, non solo a ricevere.

Il libro parla spesso di giver’s mindset: un modo di pensare in cui ti domandi prima di tutto “come posso aiutare le altre persone del mio network?”. Non si tratta di bontà astratta o di altruismo ingenuo: è una strategia concreta per costruire relazioni forti, stabili e durature.

Da qui nasce la domanda apparentemente provocatoria: “Are you a motivated giver?”

Non basta dare ogni tanto, quando ci avanza tempo. Essere un motivated giver significa:

  • programmare tempo e spazio per dare valore (presentazioni, segnalazioni, contenuti, supporto);
  • essere intenzionale nel cercare opportunità per gli altri;
  • mantenere nel tempo un atteggiamento di apertura, anche quando i risultati non sono immediati.

Senza questo approccio, la maratona del networking diventa una serie di sprint sfiancanti. Con questo approccio, invece, si trasforma in una comunità di persone che si sostengono reciprocamente.

Essere un “giver” significa scegliere di coltivare relazioni forti e un senso autentico della comunità. Quando doniamo – tempo, attenzione, competenze – creiamo legami più profondi con le persone che ci circondano e alimentiamo fiducia e comprensione reciproca. È qui che il Givers Gain prende forma concreta: più ci impegniamo a dare, più costruiamo senso di appartenenza, benessere e opportunità per tutti. Non a caso, i giver tendono ad attrarre altri giver e questo genera un circolo virtuoso di dare e ricevere che può trasformare la nostra vita professionale e quella della nostra rete.

Ivan Misner

Givers Gain, Infinite Giving e il senso di comunità

Un altro tassello importante è il collegamento con il libro Infinite Giving: The 7 Principles of Givers Gain, in cui Misner codifica i sette principi che rendono sostenibile questa filosofia nel tempo. L’idea è semplice e potente:

  • il mondo del business funziona meglio quando il primo pensiero è dare,
  • ma dare è un’attività che deve essere strutturata, in modo da non esaurire le persone e le risorse,
  • creando così comunità nelle quali tutti possano sia dare sia ricevere in modo equo.

Applicato al networking, questo significa che le relazioni autentiche nascono quando il dare diventa la norma, non l’eccezione.

In BNI il principio del Givers Gain © si traduce in cose molto concrete: referenze, supporto ai membri, disponibilità a condividere competenze e contatti, presenza costante agli incontri. È qui che il libro “Networking is a Marathon, Not a Sprint” dialoga direttamente con l’esperienza quotidiana dei capitoli.

Cosa significa tutto questo per chi fa networking

Per i membri BNI, il libro è uno specchio e un acceleratore. Molte delle idee che Misner sviluppa – dal VCP alla centralità delle referenze, fino al Givers Gain – sono già presenti nel metodo BNI. La differenza è che qui vengono organizzate e raccontate come un vero percorso di allenamento alla maratona:

  • non ti chiede di “fare networking” una volta ogni tanto,
  • ti invita a considerare il networking come una competenza da coltivare per tutta la vita professionale.

Per chi ancora non conosce BNI, il libro è un antidoto alla cultura del contatto facile:

  • ti ricorda che networking non è “vendere” a chiunque incontri;
  • ti mostra che le opportunità migliori arrivano quando qualcuno si fida di te abbastanza da presentarti a terzi;
  • ti aiuta a capire perché serve un contesto strutturato – come un capitolo BNI – dove la filosofia Givers Gain non è uno slogan, ma un’abitudine condivisa.

Dal libro alla pratica: qualche domanda utile

Leggendo “Networking is a Marathon, Not a Sprint” emerge una serie di domande che chiunque faccia networking dovrebbe porsi:

  • Quante delle persone che conosco mi considerano davvero una risorsa affidabile?
  • Quanto tempo dedico ogni settimana a coltivare relazioni, non solo a farmi vedere?
  • Quante referenze offro, rispetto a quante ne chiedo o ricevo?
  • Sto costruendo una rete “ampia e superficiale” o “ridotta ma profonda”?
  • Posso dire, in coscienza, di essere un motivated giver?

Sono domande scomode che richiedono onestà. Ma sono proprio queste domande a trasformare il networking da sprint improvvisato a maratona consapevole.

Conclusione: il networking come scelta di identità

Il messaggio finale del libro è chiaro: il networking non è solo una tattica di marketing, è una scelta di identità professionale.

Decidere di essere un motivated giver, di vivere il Givers Gain e di vedere il networking come una maratona significa scegliere:

  • di costruire fiducia, non solo visibilità;
  • di investire nel lungo periodo, non solo nel prossimo trimestre;
  • di creare una comunità, non solo una lista di contatti.

Per chi vive BNI, queste pagine sono un invito a tornare all’essenza del metodo.
Per chi ancora non conosce BNI, sono un’ottima porta d’ingresso per scoprire che il vero networking è molto più di uno scambio di biglietti da visita: è un modo di stare nel mondo professionale, insieme agli altri.

Are you a motivated giver?

Networking is a marathon, not a sprint

How to outlast, outconnect and outperform the competition

Autori

Ivan Misner, fondatore di BNI, Business Network International, la più grande organizzazione di business networking al mondo e conosciuto come il “padre del networking moderno”.

Phil Berg, global speaker, Amazon best selling author, coach, consultant and mentor; dice di sé: “Aiuto le persone e i professionisti a vivere la vita sulle proprie scelte, perseguendo obiettivi personali e realizzabili.”

Bharat Daga, executive Director in BNI; aiuta le imprese a raggiungere il successo attraverso il referral marketing e incrementare il business costruendo relazioni forti.

…  siete pronti per affrontare la maratona? Al vostro successo continuo.

Bharat, Ivan e Phil


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